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Ruolo della Scienza nel dopo Kyoto

R. Frassetto

A Kyoto, nel dicembre scorso, hanno preso forma di impegni quegli intenti politici che erano emersi nell'UNCED (U.N. Convention on Environmental and Development) del 1992 a Rio. Essi tendono a prevenire il rischio di un progressivo e severo effetto serra globale, o a evitare quei cambiamenti antropogenici dell'ecosistema terrestre, come quello dovuto all'inconsiderato sfruttamento delle risorse naturali, che renderebbero insostenibile la vita delle future generazioni sul nostro pianeta.

Problemi chiave, e fatti del sistema Terra che cambia, riguardano, oltre la crescente concentrazione di CO2, la disintegrazione dello strato di ozono stratosferico, la deforestazione , la alterata biodiversità e l'aumento della popolazione
(Figura 1 e Figura 2).

Figura 1

Sulla base di questi fatti, l'Agenda 21 di Rio dava mandato alla Comunità Scientifica Internazionale di approfondire la conoscenza di cause ed effetti dei cambiamenti del sistema terra dove uomo, clima e natura interagiscono, e di dimostrare l'influenza antropogenica di questi cambiamenti.
I grandi organismi scientifici delle Nazioni Unite (Figura 3) si organizzavano per pianificare ed attivare le ricerche attraverso i nuovi programmi internazionali del Global Change, i più centrali dei quali sono l'IGBP (International Geosphere and Biosphere Program) e il WCRP (World Climate Research Program).

Figura 3

I risultati delle ricerche quinquennali di questi e molti altri programmi, convergono verso l'IPCC (Intergovernmental Panel of Climate Change) che come broker ne fa una valutazione pratica ed un rapporto a beneficio delle società e dei governi per le decisioni di Rio92 e Kyoto 97 (Figure 4).

Figura 4

Il rapporto di circa 3000 pagine dell'IPCC approvato a Roma nel dicembre 1995, è servito a fornire ai governi ulteriori evidenze dei cambiamenti globali di origine antropica e risultati di analisi e previsioni dei maggiori rischi di alterazione dell'ecosistema plantario, entro limiti di tempo inferiori al secolo.
Oltre 150 nazioni con diverse esigenze di sviluppo socio-economico sono arrivate a Kyoto ad un accordo preliminare flessibile sul contenimento delle emissioni di CO2, che rispetta i diritti dei Paesi meno industrializzati ed in fase di sviluppo.
A questi si richiede tuttavia l'obbligo di prepararsi, nella prima decade del 2000, su strategie che permettano di uniformarsi gradualmente ai provvedimenti globali, mentre tentano di mettersi al passo con i Paesi avanzati. Tali provvedimenti, infatti, debbono essere accettati ed osservati globalmente, per avere l'effetto necessario su scala planetaria e superare il disordine di responsabilità e di insidie che possono sorgere tra nazioni e nazioni.

Per la ricerca scientifica, il dopo Kyoto offre nuove sfide

Nel rapporto IPCC sono emersi punti deboli della conoscenza scientifica. Essi riguardano due principali filoni: quello delle osservazioni ed evidenze dei fatti, che richiedono copertura planetaria, più precisione, risoluzione e continuità, e quello dei modelli di simulazione e di previsione che richiedono maggiore certezza.
La loro incertezza è riducibile con una più approfondita analisi di una ampia gamma di ipotesi e scenari, che servono ad innescarne elaborazioni e a condizionare i risultati.
Quanto complesso sia l'ecosistema terrestre, dove processi biogeochimici e forze fisiche interagiscono in un caos immutabile, è indicato in Figura 5.

Figura 5

Attraverso una comprensione integrata di questo sistema caotico e della sua dinamica che si può stimarne le evoluzioni ed i cambiamenti futuri a medio (decadi) e lungo (secoli) termine, con una certa sicurezza.
Ma è attraverso lo studio dettagliato di ciascun processo, sia che esso agisca su scala locale che nazionale o globale, che si riesce a costruire il mosaico e a modellare una simulazione integrazione.
Per questa sfida è necessario il concorso dell'intera comunità scientifica del mondo.
Il programma IGBP è stato pianificato per concorrere a questo sforzo internazionale. Esso si articola in 11 progetti (Core Projects) ciascuno dei quali si divide in numerosi studi specifici (focus), richiesti da Comitati Scientifici ad hoc o proposti da gruppi di ricercatori impegnati nel Global Change. Collegamenti, collaborazioni e diffusione dei risultati delle attività delle 75 nazioni che vi partecipano, sono realizzati attraverso gli uffici internazionali di ciascun Core Project, che fanno capo al segretariato generale IGBP ospitato all'Accademia delle Scienze di Stoccolma. In ogni paese le ricerche e collaborazioni, coordinate dalle relative Commissioni nazionali IGBP, progrediscono al passo consentito dai loro finanziamenti. In Italia, dopo un difficile periodo di inserimento e rodaggio, malgrado gli impedimenti burocratici e legislativi inadeguati per i nuovi metodi di azione, la commissione nazionale IGBP è riuscita ad ottenere dei risultati concreti che daranno il loro frutto nel dopo Kyoto, con l'0inizio del 1998. La famiglia di ricercatori, appartenenti a numerosi Istituti e Centri di ricerca del CNR, delle Università, dell'ENEA e dei principali enti di ricerca nazionali, disponibili ad impegnarsi in ricerche del Global Change è più numerosa, ed alcuni di essi sono stati chiamati a far parte di Consigli Scientifici Internazionali e a coordinare alcuni progetti importanti, soprattutto europei come quelli sui cambiamenti di ecosistemi terrestri e marini e del ciclo di Carbonio. I loro obiettivi sono quelli di: 1) analizzare la risposta degli ecosistemi a crescenti concentrazioni atmosferiche di gas effetto serra. 2) Identificare la capacità di sequestro (assorbimento) come parziale fattore di risuzione della CO2 atmosferica 3) Preparare l'impegno italiano per una riduzione effettiva delle emissioni di anidride carbonica 4) Comprendere meglio il funzionamento del sistema climatico Con il progetto IGBP/DIS (Data and Information System), la Commissione Italiana ha iniziato un suo servizio telematico in accordo con le direttive nazionali dell'informatica promosse dal CNR. Il servizio DIS è finalizzato a fornire informazioni sul progresso delle ricerche in corso, sui loro risultati e sulle informazioni generali delle attività nazionali ed internazionali IGBP via Internet. L'intento è che questo servizio si inserisca con ordine in una rete coordinata internazionalmente, seguendo norme e protocolli comuni, per essere di facile accesso ed uso.
In Italia così prerende corpo un nuovo impegno scientifico su uno dei problemi base dell'effetto serra: quello del bilancio del carbonio nell' ecosistema. Vengono usati metodi innovativi di indagine con complesse misure di flusso, che permettono di quantificare gli scambi netti di CO2 fra ecosistema e atmosfera, applicandoli in aree Euro-Mediterranee campione.



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